32018Mag

Il piacere femminile

Piacere femminileNonostante il progresso, la società contemporanea riserva ancora dei pregiudizi nei confronti del piacere femminile, e più in generale della sessualità delle ragazze e delle donne italiane, con le quali si tende ad essere più rigidi e meno permissivi rispetto gli uomini.

I luoghi comuni tendono ad etichettare le ragazze sulla base del numero e della durata delle loro relazioni affettive e sessuali ma anche sulla base delle pratiche sessuali che prediligono. Si potrebbe pensare che un simile atteggiamento sia prettamente maschile; ma indagini recenti indicano che le stesse donne hanno, spesso, una concezione simile riguardo l’argomento. Solo di recente ci sono interventi interessantissimi di donne che hanno iniziato a far sentire la voce delle donne in piena dignità (come l’intervento di Paola Cortellesi del 2018).

Queste credenze possono portare a un’inibizione a livello sessuale, con diverse problematiche che possono sfociare in veri e propri disturbi.

Anatomia dell’apparato genitale

Apparato Genitale FemminileI genitali esterni (monte di venere e grandi labbra) appaiono solo parzialmente visivi e ricoperti di peli pubici. In alcune donne le grandi labbra ricoprono interamente le piccole labbra, posizionate intorno all’apertura vaginale, mentre in altre le piccole labbra sono sempre visibili. Tale visibilità aumenta soprattutto nello stato di eccitazione poiché esse vengono irrorate di sangue e aumentano di volume.

La clitoride, posto nel punto di congiunzione superiore delle piccole labbra, è a circa 2 cm dall’apertura uretrale e la sua parte visibile è in realtà solo quella terminale (glande del clitoride). Essa è ricca di fibre nervose e la sua funzione principale è quella di essere la fonte primaria (forse unica) del piacere, anche grazie al fenomeno di erezione a cui è soggetta nella fase di eccitazione.

In una donna che non ha mai avuto una penetrazione, l’apertura vaginale è occlusa da una sottile membrana chiamata imene. Tale ostruzione può essere totale o parziale, fino a quando l’imene non subisce una lacerazione, solitamente attraverso la penetrazione. La deflorazione dell’imene può causare una perdita di sangue estremamente variabile, da molto abbondante a pressoché nulla, poiché essa è un tessuto molto elastico.

La vagina ha la forma di un tubo, di lunghezza variabile, dagli 8 ai 13 cm, più stretta a livello dell’apertura e più larga al suo termine. Gran parte di questo organo è rivestita da muscolatura e parte fondamentale è il muscolo elevatore dell’ano (pubococcigeo) la cui contrazione involontaria da origine al problema del vaginismo. Vari autori hanno ipotizzato, senza peraltro mai identificarlo, la presenza del fantomatico “punto G”, verosimilmente più per rispetto a teorie maschiliste che per una reale presenza anatomica. Sembra che tale fantasia abbia negli anni prodotto numerosi danni, tanto da parte della preponderanza del ruolo della penetrazione maschile, quanto da parte di disturbi dell’eccitazione sessuale femminile su base psicologica, alimentando troppe credenze disfunzionali sul piacere sessuale.


Ciclo della risposta sessuale femminile

Esso è suddiviso in diverse fasi legate l’una con l’altra con effetti di potenziamento o inibizione. Al centro di tutto il processo si pone il piacere che amplifica e mantiene in essere ogni fase.

  1. Fase del desiderio: Il desiderio sessuale può esprimersi in differenti modi: può essere percepito come un certo di nervosismo o irrequietezza che pian piano si trasformano in un vero e proprio desiderio erotico, oppure può derivare da attività prettamente mentali come fantasie, pensieri o percezioni. Il desiderio sessuale, provocando piacere, innesca il ciclo della risposta sessuale.
  1. Fase dell’eccitazione: Durante questa fase, la zona genitale viene irrorata di sangue e si inturgidisce, provocando l’allungamento dell’area più vicina all’apertura vaginale (piccole labbra) e l’erezione del clitoride, fornendo cosi una zona più ampia e sensibile alla stimolazione. Solitamente durante questa fase la lubrificazione vaginale aumenta per favorire la penetrazione. La vasodilatazione non è esclusiva della zona genitale ma anche di altre zone del corpo (arrossamento cutaneo, inturgidimento delle labbra del viso, dei seni e dei capezzoli).
  1. Fase del plateau: Questa fase richiede che lo stato di eccitazione venga accolto, accettato, ricercato attivamente e amplificato. A differenza delle fasi precedenti, istintive e automatiche, il plateau richiede invece il coinvolgimento volontario della donna. A livello fisiologico, l’aumento di irrorazione sanguigna produce sia l’arrossamento delle piccole labbra che la loro estroflessione ed internamente la vagina appare più allungata e gonfia, presentando delle lente contrazioni.
  1. Fase dell’orgasmo: Perché questo si verifichi è importante che la donna sia in grado di lasciarsi andare, assecondando emozioni e desideri e fantasie. La sensazione dell’orgasmo dura per un tempo variabile dai 3 ai 20 secondi e viene subito seguita dalla contrazione ritmica dei muscoli più esterni della vagina. I battiti cardiaci e la pressione sanguigna aumentano e lo stato di coscienza può essere leggermente alterato. A seconda del tipo di stimolazione la donna può raggiungere l’orgasmo con diverse modalità: orgasmo clitorideo o vaginale. Il primo sarebbe più localizzato e acuto, il secondo meno localizzato e più profondo, maggiormente coinvolgente dal punto di vista emotivo. A differenza dell’uomo, una parte delle donne è in grado di avere più orgasmi consecutivi senza che tra essi ci debba essere necessariamente una fase di risoluzione. Una percentuale molto bassa di donne è inoltre in grado di raggiungere l’orgasmo anche solo con l’uso molto coinvolgente dell’immaginazione, oppure attraverso la stimolazione dei capezzoli e della loro areola o con la stimolazione anale.
  1. Fase della risoluzione: Momento successivo all’orgasmo accompagnato da benessere generale e rilassamento muscolare, durante il quale però non viene gradito nessun tipo di stimolazione sessuale che anzi può risultare fastidiosa. A differenza dell’uomo questa fase può essere molto breve.

Classificazione dei disturbi sessuali femminili secondo il DSM-5

Chiusura Relazionale al piacereÈ necessario escludere che i disturbi possano essere attribuiti, anche solo in parte, a cause mediche o farmacologiche.

1. Disturbo del desiderio e dell’eccitazione sessuale. Mancanza, o significativa riduzione, di desiderio/eccitazione sessuale per almeno sei mesi, come manifestato da almeno tre dei seguenti problemi: Assente/ridotto interesse per l’attività sessuale; Assenti/ridotti pensieri o fantasie sessuali; Assente/ridotta iniziativa nel rapporto sessuale e generale rifiuto delle iniziative del partner; Assenza/riduzione dell’eccitazione/piacere durante l’attività sessuale in tutti o quasi tutti i rapporti sessuali; Assenza/riduzione del desiderio/eccitazione sessuale in risposta a possibili stimoli sessuali interni o esterni; Assenti/ridotte sensazioni genitali o non genitali durante l’attività sessuale in tutti o quasi tutti rapporti sessuali

2. Disturbo dell’orgasmo. Deve essere provato per almeno sei mesi, in tutti o quasi tutti i rapporti sessuali, uno dei seguenti sintomi: Marcato ritardo, marcata infrequenza o assenza di orgasmo; Intensità delle sensazioni orgasmiche marcatamente ridotta.

È necessario specificare se la donna non ha mai avuto un orgasmo in nessuna situazione. Prevalenza: varia notevolmente, dal 10 al 42 %, tuttavia queste stime non tengono conto della presenza di disagio. Solo una parte delle donne con queste difficoltà riferisce anche un disagio associato. Circa in 10% delle donne afferma di non aver mai raggiungo un orgasmo nel corso della vita.

3. Disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione. Persistenti o ricorrenti difficoltà per almeno sei mesi, con uno o più dei seguenti problemi: Penetrazione vaginale durante il rapporto; Marcato dolore vulvo-vaginale o pelvico durante il rapporto o i tentativi di penetrazione vaginale; Marcata paura o ansia per il dolore pelvico o vulvo-vaginale prima, durante o come risultato della penetrazione vaginale; Marcata tensione o contrazione dei muscoli del pavimento pelvico durante il tentativo di penetrazione vaginale.

Questa disfunzione non deve essere dovuta ad un disturbo mentale non sessuale o essere  conseguenza di un grave disagio relazionale (es. violenza del partner)


Questi disturbi possono essere definiti come:

  • Permanenti: il disturbo è presente da quando l’individuo è diventato sessualmente attivo.
  • Acquisiti: il disturbo inizia dopo un periodo di funzionamento sessuale relativamente normale.
  • Generalizzati: non è limitato a determinati tipi di stimolazione, situazioni o partner.
  • Situazionali: si verifica solo con determinati tipi di stimolazione, situazioni o partner.
  • Lievi: evidenze di un lieve disagio riguardante i sintomi.
  • Moderati: evidenze di un moderato disagio riguardante i sintomi.
  • Gravi: evidenze di un grave o estremo disagio riguardante i sintomi.

All’origine dei disturbi

Considerando che spesso la donna è sessualmente inibita dal grado di attrattività del proprio corpo, anche di fronte ad un naturale mutamento, vi sono ulteriori fattori che possono avere effetti negativi sulla sua sessualità, scatenando veri e propri disturbi.

Fattori temperamentali Fattori ambientali Fattori genetici e fisiologici
Disturbo del desiderio/eccitazione sessuale Pensieri e atteggiamenti negativi riguardo alla sessualità

Disturbi mentali

Difficoltà relazionali

Funzionalità del partner

Storia evolutiva (prime relazioni con i caregiver, fattori stressanti infantili)

Condizioni mediche (diabete mellito, disfunzione della tiroide)

Fattori genetici

Disturbo dell’orgasmo Ansia

Preoccupazioni generali

Problemi relazionali

Problemi di salute

Fattori socioculturali

 

Condizioni mediche (sclerosi multipla, danni ai nervi pelvici da isterectomia radicale, lesione del midollo spinale)

Farmaci (antidepressivi)

Atrofia vulvo-vaginale (secchezza vaginale, prurito e dolore)

Fattori genetici

 

Disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione Abuso sessuale e/o fisico Infezioni vaginali

Dolori causati dall’assorbente interno



Obiettivi terapeutici nel trattamento della sessualità femminile

Terapia femminileCome ogni percorso psicoterapeutico gli obiettivi del trattamento, concordati e definiti con il paziente, richiedono un lavoro gerarchico che include differenti sotto-obiettivi.

  • Interrompere il circolo vizioso (problematica sessuale – problemi relazionali -problematica sessuale).
  • Scardinare possibili effetti di condizionamento “pavloviano” sul comportamento sessuale da parte di stimoli che, inizialmente casuali, sono diventati parte integrante di esso, andando a creare una problematica.
  • Indurre cambiamenti nello stato emozionale, soprattutto relativamente agli affetti depressivi e d’ansia, cosi da ottenere mutamenti sulle risposte immunitarie stressogene.
  • Portare ad un’alta aderenza ai trattamenti specifici (farmacologici e/o psicoterapeutici).
  • Portare il paziente a modificare il proprio stile di vita (es. nuova dieta, attività fisica) in modo da poter avere cambiamenti rilevanti anche dal punto di vista biologico.


Bibliografia e riferimenti

  • Dèttore, D. (2001; 2017). Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale. Milano, The McGraw-Hill Companies.
  • Giannantonio, M. (2014). Il piacere delle donne. Come affrontare e risolvere le problematiche sessuali e affettive. Trento, Erickson.
  • American Psychiatric Association (APA) (2013), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2014.